Approfondimento della notizia pubblicata venerdì 3 ottobre 2008 alle ore 11:47

Argomento: Argomento generale
Personale: Tutto il personale in servizio
Scuola: Tutti gli ordini e gradi di scuola

SULLA RIFORMA

Le discussioni…

Sono almeno tre i punti focali intorno a cui ogni confronto deve ruotare:

la corretta informazione, la consapevolezza della scelta compiuta, la credibilità della propria posizione.

E non dimenticare che l’ autonomia delle istituzioni scolastiche è ormai riconosciuta dalla Costituzione.

 

Il dibattito in corso sui punti nevralgici della riforma della Scuola talvolta si annoda intorno a problemi inesistenti. Ad esempio si fa un gran parlare di “grembiulino”, un aspetto di cui le norme non parlano e che comunque è demandato all’autonomia delle scuole.

Trascura, invece, di esaminarne le ricadute, in termini di qualità dell’offerta formativa, di tempo scuola, di risorse, di organici e soprattutto di fare proposte alternative.

 

Talvolta le posizioni sono pregiudiziali, ideologicamente pregiudiziali, sia  quelle a favore sia quelle contrarie.

Le prime protese a difendere le scelte del governo, le altre decise a farne una  battaglia politica. La scuola è “sotto attacco” da almeno 15 anni, durante i quali si sono avvicendati tutti i tipi di governo e di coalizioni. Come si può essere – o essere stati- più disponibili verso alcuni e più intransigenti verso altri?  La dignità del personale non è stata mortificata da tutti? Sui tagli alle Scuole e agli organici qualcuno si è risparmiato? E sugli aumenti contrattuali?... La lista potrebbe essere interminabile.

 

Di qui l’obbligo di una corretta informazione. Chi l’informazione la dà deve sentire l’obbligo di essere corretto e chi la riceve deve avvertire la necessità di verificarla per poter assumere una sua scelta consapevole, maturata così  anche a seguito di confronto delle diverse idee e della bontà delle argomentazioni proposte.

 

Infine, la credibilità della propria posizione. Per essere tale essa non può non tener conto della realtà e di ciò che l’utenza pensa. Anche nella scuola ci sono delle sacche di inefficienza e di spreco. Dire sempre no – o sempre sì - a tutto è una posizione sterile.  

Si può intervenire, ad esempio, sulla spesa per le supplenze brevi (per le assenze fino a 5 giorni nella scuola primaria e fino a 15 giorni nella scuola secondaria), istituendo l’organico funzionale pluriennale nelle scuole di ogni ordine e grado.

Si possono individuare economie certe favorendo l’uscita del personale con 40 anni di servizio e la sua sostituzione con personale attualmente precario collocato all’inizio della carriera.

Si possono eliminare le esternalizzazioni alle cooperative di pulizia.

Si può razionalizzare la  fonte di finanziamento di progetti vari non sempre utili.

Non si può intervenire selvaggiamente su tutto né in modo uguale su situazione diversificate. Ad esempio: la media degli alunni per classe non è uguale dappertutto. Ha senso allora aumentarla in maniera uniforme in tutta Italia?

 

Ma tutto questo presuppone, da parte del Governo una disponibilità al dialogo. Il metodo adottato dal Ministro,  che ha assunto decisioni unilaterali mediante lo strumento del decreto legge, ha ritenuto inutile un confronto con i rappresentanti del mondo della scuola su materie relative a scelte pedagogico-didattiche, metodologiche e al tempo scuola.

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