Approfondimento della notizia pubblicata venerdì 30 novembre 2018 - ore 21:25

Argomento: Pensioni, pensionati e pensionandi
Personale: Pensionati e pensionandi
Scuola: Tutti gli ordini e gradi di scuola

PEREQUAZIONE PENSIONI

Con il  2019 si ritorna alla procedura del calcolo in vigore fino al 2011.



Al contrario dei salari e degli stipendi, che a seguito di contrattazioni sono rivalutati periodicamente, le pensioni sono perequate annualmente nel mese di gennaio in base ad  un indice Istat legato ai prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, riferito all’inflazione media rilevata nell’anno precedente.

Praticamente nel mese di gennaio viene applicato in via provvisoria il rilevamento calcolato dopo il 30 settembre dell’anno precedente.

Infine, entro il 31 dicembre l’indice viene calcolato in via definitiva.

Se differisce da quello provvisorio sarà oggetto di conguaglio di cui si avranno gli effetti un anno dopo, cioè a gennaio dell’anno successivo a quello in cui è stato applicato l’indice provvisorio.

 

Il D.M. 16.11.2018 del MEF  ha disposto:

-     la conferma dell’aumento percentuale, dell’1,1% per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2017 , a partire dall’1 gennaio 2018;

-     la nuova percentuale di variazione dell’1,1% per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2018 , a partire quindi dall’1 gennaio 2019 (salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l’anno successivo).

 

L’indice definitivo dall’1/1/2018 non ha subito variazione rispetto a quello provvisorio dell’1,10% e pertanto non ci sarà alcun conguaglio e  per il nuovo anno la perequazione comporterà un aumento di +1.10%.

 



Con il  2019 si ritorna alla procedura del calcolo in vigore fino al 2011 e quindi i pensionati avranno la rivalutazione dei trattamenti pensionistici  in misura totale senza riduzioni o penalizzazioni.

Negli anni dal 2012 al 2018 per varie disposizioni (Fornero, Letta e Renzi) tale procedura era stata applicata solo per le pensioni  che non superavano tre volte il trattamento minimo dell’INPS.


 



 

 

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