Approfondimento della notizia pubblicata giovedì 12 maggio 2016 - ore 09:57

Argomento: Attività sindacale
Personale: Tutto il personale in servizio
Scuola: Tutti gli ordini e gradi di scuola

SCIOPERO

Il 20 maggio sciopero generale.

 

Conferenza Stampa - 11/05/2016 Hotel Nazionale Roma

 

Snals Confsal: ormai impossibile la continuità didattica

 

 

  • Meccanismi assurdi e malfunzionanti a tutti i livelli,
  • più conflittualità,
  • più “supplentite”,
  • impossibile continuità didattica.

Le parole del segretario generale vicario dello Snals Confsal, Achille Massenti, non necessitano di ulteriori spiegazioni per dipingere tutta l'amarezza e lo scontento per lo stato in cui versa l'istruzione in Italia.

 

 

 

Snals Confsal, Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola si sono ritrovate ieri 11 maggio a Roma per parlare delle motivazioni dello sciopero generale nazionale che si svolgerà il prossimo 20 maggio.

 

 “La questione centrale posta da questo sciopero è quella del rinnovo del contratto e quella del diritto alla contrattazione” dice Domenico Pantaleo della Flc Cgil. “Mi risulta che anche in Parlamento, e non solo dalla parte dell’opposizione, si siano aperte alcune perplessità sulla legge 107” aggiunge.

 

Ancora una volta sul banco degli imputati è dunque la riforma voluta dal governo Renzi, la cosiddetta “Buona scuola”, ma soprattutto il contratto che non viene rinnovato da sette anni, nonostante la Corte costituzionale e una successiva pronuncia del Tribunale di Roma abbiano sentenziato l'illegittimità di ulteriori rinvii. Il 5 aprile scorso peraltro è stato sottoscritto l'accordo quadro che definisce le nuove aree contrattuali della Pubblica Amministrazione dunque, avvertono in una nota congiunta, “il governo non ha ormai più alcun alibi per giustificare il mancato avvio della contrattazione.

 

Sul fronte del personale amministrativo tecnico e ausiliario (ATA), le organizzazioni sindacali rappresentative del settore ricordano che è ignorato dalla legge 107 ma è “oggetto di attenzioni inaccettabili dalle varie leggi di Stabilità che tagliano l'organico, riducono la possibilità di sostituire il personale assente, riversano sulle segreterie scolastiche profluvi di adempimenti che nulla hanno a che fare con la funzione istituzionale della scuola”. Per l'anno scolastico 2015/2016 le assunzioni basate sul turn over del personale Ata sono state bloccate, a causa del passaggio del personale soprannumerario delle province, previsto dalla legge di Stabilità 2015.

 

Altro nodo è quello dei precari. Il piano nazionale di assunzioni previsto dalla legge 107 ha permesso la stabilizzazione di circa 86mila docenti delle graduatorie ad esaurimento e dei concorsi ordinari ma serve “la scomparsa completa e definitiva del lavoro precario attraverso il riconoscimento pieno di chi ha maturato diritti all'impiego per aver prestato servizio per almeno 36 mesi (limite imposto dalla Corte di Giustizia europea) da supplente e per aver acquisito titoli validi alla stabilizzazione”. Peraltro non ci sono state né le 150mila assunzioni previste in origine dal rapporto "Buona Scuola", né le 100mila del testo definitivo. Dunque non è stato affatto risolto il problema del precariato, tanto che all'interno delle graduatorie a esaurimento (GAE) rimangono ancora circa 45mila aspiranti.

Nemmeno la “supplentite” è stata debellata, se è vero che abbiamo quest'anno piu' supplenti per l'intero anno scolastico di quanti ve ne fossero nell'anno precedente (quasi 150mila contro i 118mila dello scorso anno).

Snals Confsal, Flc Cigl, Cisl Scuola e Uil Scuola fanno poi notare il drastico taglio delle retribuzioni, certificato dal fatto che la spesa complessiva dello Stato per il personale della scuola in questi anni è stata molto ridimensionata: meno 5.130 milioni di euro ovvero in percentuale -11,25 per cento.

 

Per quanto riguarda i dirigenti scolastici, proseguono i sindacati, “non è più accettabile la sperequazione con la dirigenza pubblica, ne' il sovraccarico di incombenze e responsabilità cui fa riscontro un calo delle retribuzioni percepite. Si profila inoltre una modalità di valutazione ingiusta e offensiva". Da notare che i dirigenti scolastici erano 9.200 nel 2010 e quest'anno sono 7.500. Eppure, segnalano “sono cresciute le dimensioni e la complessità delle scuole, soprattutto in fatto di gestione e di organizzazione didattica. Inoltre, sono aumentati i rischi professionali e lo stress lavorativo mentre è diminuita la retribuzione”. In generale le organizzazioni chiedono una valorizzazione della professione docente, centrata - diversamente da quanto prevede la legge 107 - sulla valutazione del lavoro collegiale e sull'impegno individuale, alleggerito dagli attuali eccessi burocratici - attraverso l'introduzione di meccanismi oggettivi di progressione della carriera da definirsi in ambito contrattuale. Il salario va ricondotto all'accordo fra le parti e sottratto all'arbitrio di un organo monocratico. Occorrono poi più investimenti nell'istruzione in modo da colmare il gap con la media degli investimenti dei Paesi Ocse (5,9 per cento) incrementandoli di un punto di Pil.

 

Infine, lamentano Snals Confsal, Flc Cigl, Cisl Scuola e Uil Scuola, troppo spesso viene sottovalutata l'importanza della "libertà d'insegnamento e dell'imparzialità della Pubblica Amministrazione" che risultano "incompatibili con la 'chiamata diretta' dei docenti da parte del dirigente scolastico. Solo dei meccanismi oggettivi, non discrezionali, di assegnazione dei docenti alle scuole garantiscono la libertà d'insegnamento, l'uguale accesso al diritto all'apprendimento e scongiurano il rischio insito nella legge 107 di una più grave divaricazione tra scuole e tra zone avvantaggiate e svantaggiate”. “

Con la legge 107 si sta attuando una mutazione genetica della scuola, uccidendo attraverso una deriva autoritaria l’autonomia della scuola e la libertà d’insegnamento che sono principi costituzionali” avverte in conferenza stampa Pino Turi, responsabile Uil Scuola, mentre per l'omologa della Cisl, Maddalena Gissi, “sono venuti a mancare sistemi e criteri di regolazione che con grande fatica e partendo dal basso dovranno essere ricostruiti. Di fatto, c’è stata una grande deregulation”.

 

 

 

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