Approfondimento della notizia pubblicata martedì 6 novembre 2012 - ore 12:34

Argomento: Argomento generale
Personale: Tutto il personale in servizio
Scuola: Tutti gli ordini e gradi di scuola

CONTRO LA LEGGE DI STABILITA’

Gli obiettivi dello sciopero del 24 novembre.

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                    SNALS conf.s.a.l.   

segreteria provinciale di Venezia

 

CONTRO LA LEGGE DI STABILITA’

                 Gli obiettivi dello sciopero del 24 novembre

 

 

a) Immediato avvio della trattativa sul recupero di validità dell’anno 2011.

 

a1)  Sul recupero dell’anzianità:

 

       Le modalità di graduale ripristino della validità degli anni 2010, 2011 e 2012 ai fini delle progressioni di carriera del personale docente e ata sono state definite con un’intesa recepita in un decreto interministeriale (a firma dei ministri dell’Istruzione e dell’Economia) del gennaio 2011, grazie al quale sono stati pagati gli scatti maturati nel 2010.

L’intesa prevede che sia a tal fine utilizzata, ogni anno, una quota delle economie realizzate col piano triennale di cui alla legge 133/08. La certificazione delle economie relative al 2011 è da tempo conclusa, l’impegno assunto dal Governo era di avviare rapidamente una trattativa per una necessaria integrazione delle risorse disponibili con altre di natura contrattuale; per questo è necessaria l’emanazione di un atto di indirizzo all’ARAN, che ci risulta predisposto ma a tutt’oggi non inviato.

Le progressioni per anzianità rappresentano da sempre l’unico elemento di sviluppo delle retribuzioni per il personale scolastico. Il loro blocco comporta di fatto una vera e propria riduzione generalizzata dei salari percepiti, peraltro già inadeguati e ampiamente inferiori alla media delle retribuzioni erogate negli altri Paesi della Comunità.

L’impegno a dare continuità all’attuazione dell’intesa del 2010 è stato esplicitamente assunto dall’attuale ministro dell’Istruzione nel suo primo incontro con i sindacati, e più volte in seguito ribadito. Chiediamo che sia finalmente mantenuto.

 

 

b)Emendamenti al disegno di legge di stabilità.

 

b1) Sull’orario di servizio dei docenti di scuola sec. di 1^ e 2^ grado

 

       L’ innalzamento a 24 ore settimanali dell’orario di lezione del personale docente di scuola secondaria di I e II grado determina un incremento dei carichi di lavoro estremamente pesante, stimabile in un 33% in più rispetto a quanto contrattualmente previsto. Ipotizzarlo a parità di retribuzione significa quindi abbassare drasticamente il valore di retribuzioni già inadeguate. L’ipotesi si fonda su una visione riduttiva e sbagliata dell’attività di docenza, nascondendo la peculiarità di una prestazione di cui lo svolgimento della lezione costituisce solo un aspetto. Non si tiene peraltro in nessun conto

·         della particolare gravosità del lavoro in aula, con i connessi profili di responsabilità resi ancor più acuti nei casi - sempre più numerosi - di classi sovraffollate e segnate da forte problematicità, 

·         di quello che, dovuto anche se non quantificato, i docenti devono svolgere per la preparazione delle lezioni e degli elaborati e, successivamente, per la loro correzione e per i diversi momenti della valutazione degli studenti,

·         dell’impegno per i rapporti con le famiglie e per i diversi organismi scolastici (consigli di classe, collegi docenti e loro articolazioni, ecc.),

·         dell’ autoaggiornamento e dell’aggiornamento, indispensabile per la qualità del servizio.

·          

I carichi di lavoro dei docenti italiani sono del tutto paragonabili a quelli dei loro colleghi di altri Paesi; un’ora di insegnamento in una scuola costituisce un impegno gravoso che non si esaurisce certo nel

limitato arco della sua realizzazione in aula.

Nel merito, oltre alla scontata difficoltà a gestire sul piano organizzativo un ampliamento dell’orario disposto in modo generalizzato ma riferito a circostanze differenziate e difficilmente prevedibili, si compromette la possibilità di un ragionamento più approfondito sui tempi di lavoro nella scuola, fattore da considerare in una più articolata e complessa definizione dei profili professionali della docenza,

obiettivo su cui impegnare il prossimo rinnovo contrattuale.

Ancora una volta l’istruzione pubblica non è considerata settore su cui investire, ma terreno per ulteriori rastrellamenti di risorse, dopo quelle ingenti sottratte negli anni scorsi e ancora nelle recenti manovre economiche.

 

b2) Sulle mansioni superiori per gli ass. amministrativi.

 

       Altra manomissione del contratto, da respingere nel merito e nel metodo, è quella che riguarda il compenso per il personale assistente amministrativo utilizzato in sostituzione del DSGA.

Le modalità che le nuove disposizioni prevedono determinerebbero non soltanto una generale, ingiustificata e inaccettabile diminuzione degli importi corrisposti, ma paradossalmente vedrebbero riconoscere compensi inversamente proporzionali all’anzianità di servizio posseduta (più alti per chi ha meno anzianità, più bassi per chi ne ha di più). Un’altra prova del fatto che chi ha escogitato i provvedimenti sulla scuola  ne ignora completamente il vissuto, le dinamiche, le specificità professionali e conosce in modo molto approssimativo anche gli aspetti più elementari di regolazione economica dei rapporti di lavoro.

E’ il caso di ricordare che solo la nostra vibrata protesta aveva portato a cancellare pochi mesi fa, dal testo del decreto legge sulla spending review, la norma originariamente inserita nelle prime bozze, che avrebbe avviato il graduale  dimezzamento dell’organico dei collaboratori scolastici, da sostituire con appalti esterni che, ove attivati, si sono rivelati meno efficaci ed eccessivamente costosi.

 

b3) Sull’azzeramento della contrattazione collettiva nazionale e decentrata

 

       E’ di tutta evidenza l’invasione nelle prerogative contrattuali in materia di orari di lavoro, tanto da sollevare fondati dubbi di legittimità per una norma così congegnata.

Il Ministro, mentre proclama la necessità di un ampio confronto sulla definizione di un progetto di scuola per il futuro, continua ad assestare duri colpi a quella del presente, sorretto da una visione distorta del lavoro che in essa quotidianamente si svolge e che i provvedimenti in corso di adozione  non aiutano certo a migliorare in qualità ed efficacia.

Gravissimo, inoltre, che mentre si proclama la volontà di destinare il prossimo contratto alla valorizzazione delle professionalità, si continui ad allontanare nel tempo la stagione di un rinnovo più volte rinviato e si manometta con interventi unilaterali il quadro delle disposizioni contrattuali vigenti. E’ infatti previsto che ogni disposizione contenuta nella legge di stabilità – anche se relativa al rapporto di lavoro –non può essere derogata dai contratti collettivi. Come a dire: le 6 ore in più settimanali ve le tenete e basta, non si potranno modificare neppure con la contrattazione.

 

 

Mestre,  31 ottobre 2012

 

SINDACATO NAZIONALE AUTONOMO LAVORATORI SCUOLA aderente alla CONF.S.A.L.

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Vol7-1213

 

 

 

 

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