Approfondimento della notizia pubblicata martedì 13 aprile 2010 - ore 14:44

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LINEE CONFSAL

Tre priorità: nuovi contratti, detassazione degli stipendi, più lavoro.

Trascriviamo un articolo a firma del Segretario Generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, pubblicato da ITALIA OGGI sull’edizione del 7 aprile 2010:

 

 

Nella sua tre giorni, dal 24 al 26 marzo, il consiglio generale della Confsal, la Confederazione generale dei sindacati autonomi, - cui aderisce lo Snals - ha enunciato le priorità per il 2010:

 

1.      rinnovo dei contratti,

2.      detassazione delle retribuzioni e delle pensioni,

3.      sviluppo dell’occupazione.

 

Pochi punti, chiari e precisi, su cui ci confronteremo con il Governo e con le altre parti sociali e su cui non ci sarà nessun arretramento, delineando questi punti la linea da tenere non solo per difendere e rilanciare l’occupazione ma per non far tracollare l’economia del paese.

La Confsal è da sempre orientata a un’azione basata sulla proposta, sulla disponibilità al confronto franco e trasparente e sull’apertura a possibili accordi equi e utili fra le parti interessate. Di sicuro, questa è la via più difficile, la via che impegna il sindacato più nelle relazioni industriali e nel negoziato e meno nella piazza, ma è anche la più costruttiva.

 

 

Prima priorità: rinnovo dei contratti

 

Su questo fronte siamo fortemente impegnati per allineare alla scadenza del 31 dicembre 2009 tutti i contratti (è tuttora aperta la grave anomalia del mancato rinnovo di alcuni contratti scaduti da anni, che devono essere rinnovati "ora per allora") e per chiudere in via definitiva con il vecchio modello contrattuale sia nel settore privato che in quello pubblico.

Nel settore del pubblico impiego per i contratti da rinnovare per il quadriennio 2006-2009 (bienni economici 06/07 e 08/09) abbiamo chiesto al ministero della P.A., che si è impegnato a fornire con il concorso dell’Aran un quadro dello stato dei negoziati, una verifica sulla situazione delle trattative in relazione alla natura e alla tipologia normativa e/o economica delle difficoltà negoziali che finora non hanno consentito la sottoscrizione di alcune ipotesi contrattuali.

Per quanto riguarda i contratti relativi al triennio 2010-2013, la Confsal, firmataria dell’accordo sul nuovo modello contrattuale e dell’intesa applicativa del 30 aprile 2009, si è impegnata a realizzare tutte le condizioni per aprire le trattative.

Ora, al di là delle prevedibili difficoltà legate alla configurazione dei nuovi quattro comparti e delle quattro corrispondenti aree di contrattazione previste dalla Riforma Brunetta, la questione cardine rimane il reperimento delle risorse finanziarie a integrazione di quelle stanziate dalla Finanziaria 2010.

È evidente che in mancanza di un’adeguata copertura finanziaria, non esistono le condizioni per attuare l’intesa di Palazzo Vidoni e quindi il Patto di Palazzo Chigi del gennaio 2009.

Abbiamo più volte fatto presente al governo che il rinnovo dei contratti 2010-2012 è improcrastinabile e sarà perseguito, qualora perdurasse l’inerzia, anche con forti e incisive azioni di lotta. Lo stesso discorso va applicato al settore pubblico non statale, quello delle autonomie locali, cui l’intesa sul nuovo modello contrattuale è stata sì estesa ma non ancora applicata causa il protrarsi dell’insediamento della rinnovata Conferenza Stato-Regioni e Autonomie locali.

 

 

Seconda priorità: detassazione di retribuzioni e pensioni

 

Tutti i dati ufficiali in ambito Eurozona, siano essi assoluti, relativi o comparati, evidenziano una situazione incredibile che si può così sintetizzare:

il peso del fisco italiano grava prevalentemente sul lavoro dipendente e sulle pensioni! I pensionati italiani sono gravati nella misura del 15% in più rispetto ai pensionati francesi e tedeschi!

Dovrà quindi aprirsi con urgenza un tavolo tra governo e parti sociali per individuare le forme di detassazione dei redditi da lavoro dipendente e da pensione e le tipologie di esenzione e deduzione fiscale, oltre alle fonti delle necessarie risorse compensative delle minori entrate. Il Governo non può limitarsi a dire che le risorse per la copertura finanziaria non ci sono. Certo, se non si fa nulla non ci sono adesso e non ci saranno neppure in futuro. Ma potrebbero esserci, se il governo volesse ascoltarci e agire in modo concertato invece di limitarsi ad annunciare la grande riforma fiscale. Sappiamo tutti che i tempi di questa riforma sono medi e quindi insostenibili per i lavoratori dipendenti e i pensionati.

Per questo la Confsal individua le possibile risorse nell’immediato - quindi prima della grande, necessaria e dovuta riforma fiscale - nelle maggiori entrate per effetto della lotta all’evasione e all’elusione fiscale, in una parte delle entrate dello scudo fiscale, nella possibile maggiore tassazione delle plusvalenze finanziarie e delle transazioni dei beni voluttuari e di lusso e nella tassazione a livello di Eurozona delle rendite finanziarie, esclusi i titoli di stato e assimilabili.

 

 

Terza priorità: sviluppo dell’occupazione

 

Impossibile non vedere come la domanda interna, per effetto della caduta del potere d’acquisto, non possa dare la spinta indispensabile alla crescita economica e occupazionale. Lo sviluppo di un paese industrializzato e privo di grandi risorse naturali, qual è l’Italia, in regime di globalizzazione non si sostiene con un cieco e improbabile protezionismo e con uno sterile assistenzialismo. Al contrario, lo sviluppo si consegue puntando su: lavoro, formazione e innovazione tecnologica. Questo è un progetto che va realizzato in sinergia tra stato e istituzioni pubbliche, imprese e sindacati e che è stato sposato in toto dalla Confsal.

Per questo la nostra confederazione ritiene il progetto formativo elaborato dal ministro Sacconi uno strumento importante delle politiche attive del lavoro che può determinare un’effettiva inversione di tendenza verso la ripresa occupazionale. In questo modo, infatti, la formazione entra nei processi produttivi e diventa parte dell’evoluzione e del cambiamento delle imprese, dei settori produttivi e dei distretti industriali.

La Confsal considera l’Intesa un successo e la sua puntuale applicazione un impegno.

 

 

 

 

 

 

 

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