Approfondimento della notizia pubblicata martedì 23 dicembre 2008 - ore 11:58

Argomento: CCNL
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CONTRATTO BIENNIO ECONOMICO

Protrarre senza alcuna motivata possibilità di miglioramento la trattativa avrebbe determinato solo rischi e nessun possibile vantaggio.

La scorsa settimana è stato siglato contratto per il biennio economico 2008-2009.

La scelta di fondo, stante la esiguità delle risorse disponibili (70 € medi lordo dipendente), è stata quella di sottoscrivere un accordo limitato alla loro mera distribuzione integralmente sul tabellare. Non è stato, quindi, possibile ipotizzare la soluzione di numerose situazioni sul tappeto di rilevante valenza normativa, ma con inevitabili riflessi economici per la loro copertura.

Per arrivare a questo che a prima vista può sembrare un risultato riduttivo, si deve tener presente che :

·        per il 2008 il precedente Governo aveva previsto la copertura della sola “vacanza contrattuale”;

·        per il 2009 era prevista la copertura, secondo quanto previsto dal patto del ’93, della inflazione programmata che per il biennio di riferimento è pari al 3,2% e che entro questo tetto sono già stati sottoscritti numerosi altri contratti dell’area del pubblico impiego;

·        la situazione economica attuale è sotto gli occhi di tutti, al di là delle strumentalizzazioni di cui si avvalgono, seppur in modo diverso, diverse forze politiche e alcuni sindacati;

·        di fatto il contratto si riduceva ad essere un “contratto ponte” di un anno: il 2009;

·        per gli anni a partire dal 2010 è prevista, infatti, una revisione delle regole contrattuali che dovrebbe superare i limiti del patto del ’93 la cui applicazione non è certamente più sostenibile perché, come denunciato da tempo dal nostro sindacato, non garantisce la copertura del potere d’acquisto di salari e pensioni;

·        si è dovuto sostenere un lungo braccio di ferro su alcuni aspetti che erano legati alla “direttiva” che il Governo aveva inviato all’ARAN e che ipotizzava:

ü      l’ uso di una percentuale di tali risorse per la contrattazione decentrata;

ü      l’utilizzo dell’attuale consistenza del fondo d’istituto per “politiche per la produttività ed incentivazione del merito individuale e collettivo”.

 

Una volta ottenuto che la distribuzione delle risorse economiche disponibili andasse integralmente al tabellare, e nella fondata convinzione che non vi fossero margini per ottenere risorse aggiuntive in questo periodo, si è andati verso la sottoscrizione dell’accordo, ratificando di fatto lo stesso come un “contratto ponte di un anno”, sottoscritto oltre che dallo SNALS-CONFSAL anche da CISL, UIL e GILDA.

Come era facilmente prevedibile la CGIL, in analogia a quanto ha già fatto anche per gli altri contratti, non ha firmato con motivazioni che, in relazione alla limitatezza delle risorse, sono ovvie e condivisibili ma non tengono conto del fatto che, senza la sottoscrizione del contratto, i lavoratori non avrebbero neppure avuto questo seppur limitato incremento stipendiale e che lo stesso produce i migliori effetti possibili anche sul piano previdenziale di pensionabilità e di fruibilità per la buonuscita.

Il protrarre senza alcuna motivata possibilità di miglioramento la trattativa determinava solo rischi e non avrebbe prodotto nessun possibile vantaggio.

 

In sede finale di sottoscrizione si è ottenuto anche che le risorse destinate a finanziare il fondo d’istituto per i parametri relativi al numero complessivo degli addetti e per l’ulteriore quota relativa al numero dei docenti per gli istituti di 2° grado fossero confermate, mentre è stato rideterminato, con una lieve riduzione, quello relativo ai punti di erogazione del servizio per l’inserimento tra gli stessi dei corsi serali, dei centri territoriali permanenti, delle istituzioni educative (convitti) e delle scuole carcerarie che nel precedente biennio non erano state conteggiate.

 

Di particolare rilevanza politico-sindacale in prospettiva è la nota a verbale congiunta di ARAN e OO.SS. firmatarie con cui “le parti firmatarie del presente CCNL convengono  sulla necessità di rivedere, nel prossimo rinnovo contrattuale, l’attuale struttura della retribuzione allo scopo di semplificarne il contenuto anche in relazione ai diversi ambiti di intervento della contrattazione nazionale finalizzata alla definizione delle componenti fisse della retribuzione e della contrattazione collettiva volta a definire il salario accessorio per la valorizzazione della prestazione lavorativa”.

In pratica si sono gettate le basi per il conglobamento tra accessorio generalizzato, determinato a livello di CCNL, (RPD per i docenti, CIA per il personale ATA, indennità di direzione per i DSGA) col tabellare (definizione delle componenti fisse della retribuzione a livello di CCNL) con i benefici connessi sia sul piano previdenziale, sia sul piano di non assoggettare quote consistenti di salario alla riduzione per malattia.

Questo era uno degli obiettivi che si è tentato di far passare, seppure gradualmente e con una prima quota percentuale, in sede di sottoscrizione del contratto. Ciò non è stato possibile per la totale e assoluta chiusura del ministero dell’economia oltre che per gli inevitabili rischi di mancata registrazione del contratto da parte della Corte dei Conti.

Restano comunque valide le sequenze contrattuali ancora da definire e derivanti dal CCNL relativo al quadriennio normativo 2006-2009.

 

Su altre tematiche normative relative sia al personale docente che ATA, sia per il personale ITD le OO.SS. firmatarie si sono riservate di produrre apposite note a verbale.

Resta comunque fermo l’impegno dello SNALS-CONFSAL  a perseguire sia la revisione del decreto “Brunetta” relativo alla riduzione della retribuzione accessoria per malattia sia l’estensione alla scuola dei benefici fiscali sulla retribuzione accessoria.

Tale impegno è suffragato da quanto sottoscritto  nel recente accordo di Palazzo Chigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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