Approfondimento della notizia pubblicata venerdì 4 aprile 2008 - ore 09:23

Argomento: Argomento generale
Personale: Tutto il personale in servizio
Scuola: Tutti gli ordini e gradi di scuola

RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE SCOLASTICA

Nel Comune di Venezia il problema … ritorna.

 

Dalla sospensione - avvenuta nel novembre scorso - del processo di “verticalizzazione” avviato dall’assessore alle politiche educative ad oggi, in verità, il problema è stato sempre oggetto di discussione e confronto a vari livelli. Adesso entra in una fase cruciale.

 

Ecco perché riproponiamo un nostro volantino di illustrazione della Finanziaria 2008, proprio relativo ad un Atto di indirizzo, che ancora aspettiamo. Che, tuttavia, non ci ispira tanta fiducia.

La razionalizzazione è anche un problema di rispetto delle norme e delle prerogative di ogni organo coinvolto. E’ vero che la competenza è dell’ente locale. E’ anche vero che la Scuola, le singole scuole interessate, i loro organi collegiali  non possono essere trascurati o ignorati.

Ma sull’argomento sicuramente torneremo.

.

 

 

 

    SNALS Conf.s.a.l

segreteria provinciale di Venezia

 

La “bomba ad orologeria” della Finanziaria 2008 sulla scuola

RAZIONALIZZAZIONE DELLA RETE SCOLASTICA

art. 2, commi 417-425

 

(Co. 417) Con atto di indirizzo –entro il 31 marzo 2008- i Ministeri della P.I. ed dell’ Economia, d’intesa con  Conferenza unificata delle regioni stabiliscono finalità, criteri e metodi della sperimentazione di un modello organizzativo per innalzare la qualità del servizio scolastico  ed accrescere l’efficienza e l’efficacia della spesa per gli anni scolastici 2008-09 / 2009-10 / 2010 – 11 in ambiti territoriali di norma provinciali.

Le nuove norme ipotizzano un nuovo modello organizzativo sperimentale- in alcune Province-  da definire con un atto di indirizzo, che dovrebbe avviare la sperimentazione per gli anni scolastici 2008/2009, 2009/2110 e 2010/2011, per poi andare a regime. 

 

(Co. 418) L’atto di indirizzo prevede:

lettera a:  interventi per migliorare la programmazione dell’offerta formativa, della distribuzione della rete scolastica, del servizio delle istituzioni scolastiche con interventi infrastrutturali e quelli relativi alla formazione e organizzazione delle classi, anche in deroga ai parametri previsti dal D.M. 331/98;

lettera b: modalità con cui realizzare il coordinamento tra regioni, enti locali e scuole per gli interventi;

lettera c: obiettivi di miglioramento della qualità del servizio e del rapporto insegnanti-studenti;

lettera d: elementi informativi per le previsioni demografiche e relativi  alla popolazione scolastica;

lettera e: modalità di verifica e monitoraggio dei risultati per quantificare le economie di spesa in base alla dinamica della popolazione scolastica;

lettera f: finalizzazioni delle risorse finanziarie realizzate con l’aumento dell’efficienza del servizio dell’istruzione nell’ambito territoriale di riferimento:

lettera g: modalità con cui realizzare una valutazione degli effetti degli interventi e base informativa necessaria a tale valutazione.

La sperimentazione deve consentire alle Regioni e agli Enti locali la reale possibilità di prendersi in carico la rete scolastica e quella dell’offerta formativa, per migliorare l’utilizzo del personale e delle risorse, per elevare la qualità dei servizi offerti, per favorire la formazione di mediatori culturali e linguistici per i figli dell’immigrazione, per fornire assistenza ai diversamente abili. Insomma, , per un maggiore coordinamento dell’offerta formativa sul territorio.

In poche parole il progetto sperimentale dovrà servire a individuare pratiche amministrative e organizzative che consentano di effettuare significativi risparmi di spesa. Come?

Si va dalla distribuzione territoriale della rete scolastica alle modalità di coordinamento con le Regioni e con gli enti locali; dalla revisione del rapporto numerico insegnanti/studenti alle analisi dei dati previsionali del movimento demografico di ciascun ambito territoriale, alla organizzazione del servizio delle singole istituzioni scolastiche, passando anche attraverso una deroga ai parametri per la formazione delle classi.

Per comodità riportiamo i parametri numerici per la composizione delle classi - senza handicap - oggi in vigore (ai sensi del  D.M. 331/98):

SCUOLA DELL’INFANZIA 

La norma prevede sezioni con un massimo di 25 bambini e un minimo di 15, eventuali eccedenze sono ridistribuite tra le scuole viciniori. Se non è possibile sono ripartite tra le diverse sezioni della stessa scuola, senza superare, comunque, i 28 bambini per sezione.

SCUOLA PRIMARIA

Le classi si costituiscono con un massimo di 25 bambini e un minimo di 10.

SCUOLA SECONDARIA DI 1^ E 2^ GRADO

Le classi, nella scuola media, si costituiscono con un massimo di 25 alunni e un minimo di 15. Le eventuali eccedenze si ripartiscono tra le classi parallele e possono raggiungere i 26, eccezionalmente i 27 alunni.

Nella scuola superiore sono costituite con non meno di 25 allievi. Eventuali eccedenze sono ridistribuite tra le scuole viciniori. Se non è possibile sono ripartite tra le classi della stessa scuola, senza superare, comunque, il numero di 28 alunni  per classe.

 

            (Co. 419) In ciascuno degli ambiti provinciali opera un organismo paritetico di coordinamento formato da rappresentanti regionali- provinciali della P.I., delle Regioni, degli enti locali e delle istituzioni scolastiche statali con il compito:

lettera a: predisporre un piano triennale che definisca gli obiettivi da raggiungere;

lettera b: supportare le azioni necessarie e proporre adeguamenti  annuali per l’attuazione del piano.

Per “guidare” la sperimentazione verrà istituito in ciascun ambito territoriale/provinciale un organismo di coordinamento di cui faranno parte rappresentanti regionali e provinciali dell’Amministrazione scolastica, esponenti della Regione e degli Enti Locali oltre che ovviamente delle istituzioni scolastiche (non è prevista la presenza di rappresentanze sindacali).Siamo sufficientemente garantiti?

 

(Co. 420) Le proposte  dell’organismo paritetico, che opera senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, sono adottate, con propri provvedimenti dalle Amministrazioni competenti.

 

(Co. 422) L’ufficio scolastico regionale effettua il monitoraggio sul raggiungimento degli obiettivi fissati dal piano, ne riferisce al comitato paritetico e, con apposita relazione, al Ministero della P.I., al fine di riassegnare al Ministero della P.I. le economie di spesa conseguite .

Prevista l’istituzione dell’immancabile organismo paritetico.

Il raggiungimento degli obiettivi, fissati con apposito piano organizzativo dai ministri della pubblica istruzione e dell'economia, sarà controllato dal direttore scolastico regionale competente.

Si assegna all’Ufficio Scolastico Regionale il monitoraggio! E’ anche questa …una garanzia? 

 

(Co. 423) Nel triennio di sperimentazione, le economie realizzate e confluite in un apposito fondo del Ministero della P.I., vengono destinate alle Scuole che hanno raggiunto gli obiettivi previsti dal piano.

Nel triennio di sperimentazione, tutti i fondi risparmiati affluiranno in un apposito capitolo di bilancio del MPI, che poi provvederà a distribuirli ai beneficiari. Chi dimostrerà di essere capace di ridurre il numero dei docenti rispetto all'anno di riferimento 2006/07, di realizzare classi flessibili, di razionalizzare la rete scolastica in accordo con gli enti locali, avrà diritto a un aumento del fondo di istituto in misura pari ai risparmi realizzati e debitamente certificati.

I risparmi andranno alle “istituzioni pubbliche che hanno raggiunto gli obiettivi”: è facile prevedere che se in un ambito territoriali gli Enti locali riusciranno a procedere all’accorpamento di scuole, magari con la chiusura delle sedi più piccole, potranno persino ottenere qualche beneficio economico. Le scuole coinvolte, se non aderiranno…, subiranno danni e beffe: meno insegnanti e niente premi. Neppure uno, piccolo.

 

(Co. 424) Entro la fine dell’anno scolastico 2010-2011, a seguito del monitoraggio della sperimentazione triennale effettuata, il Ministro della P.I. di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Regioni estende, con un suo atto di indirizzo, il modello organizzativo adottato negli ambiti territoriali.

Entro la fine dell'anno scolastico 2010/11, sulla base di una valutazione degli effetti di tale sperimentazione, i due ministri competenti adotteranno, previa intesa con la Conferenza unificata, un atto di indirizzo per estendere all'intero territorio nazionale il modello organizzativo… migliore.  E i risparmi?

Mestre, 9 gennaio 2008                                                                                    vol3finanziaria

 

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